25 Dicembre, sto ancora digerendo la fantastica cena di ieri sera quando Oliver, uno dei fratelli della famiglia proprietaria dell'Atacama Lodge dove dormo, mi ha portato a fare un giro su una duna, la stessa dove passa la Dakar, l'esperienza di guida 4x4 sulle dune fu davvero adrenalinica. A seguire siamo andati in una miniera che a seguito di un alluvione è stata abbandonata poiché costava di più svuotarla che cavarne una nuova. Allo scendere dalla macchina, il tempo di fare qualche foto ed Oliver si era già tuffato, io non ero attrezzato affatto e non ero partito con l'idea di fare il bagno, ma avrei potuto farmi scappare una occasione del genere?
Laguna Verde
sabato 26 dicembre 2015
mercoledì 23 dicembre 2015
Valle del Elqui
Il minimo indispensabile
Pianificazione
Cabrito ed oggetti smarriti
Karma in down
Pisco Elqui
Stelle e Personaggi
Osservatorio Astronomico
Uno zainetto, tutto qui, solo il minimo indispensabile per muovermi in maniera agevole, l'intimo, un paio di t-shirt, una felpa, un solo jeans, un piumino smanicato, uno di quelli che per fortuna non occupano troppo spazio. Ho inoltre un minimo di provviste, una bustina di bacche, un bricco di succo e dei biscotti -al Parque National Tres Cruces m'avrebbero fatto comodo e non li avevo-, in fine una bottiglietta di acqua da 350 cl -formato strano lo so ma funzionale alla comodità-.
Un bagaglio minimal quindi, la mia compatta, un piccolo moleschine, un comodo coltellino svizzero appena ricevuto in regalo per il mio compleanno dai propietari del Louge dove dormo e la Lonley.
Pianificazione
Partenza prevista per le 3:35, l'idea è quella di visitare la valle del Elqui che prende il nome dall'omonimo fiume. Ho letto di siti che mi attraggono a Vicuna, Monte Grande, Pisco Elqui e Horcòn. Non ho un'idea precisa su come e quando muovermi tra questi villaggi, figuriamoci un hostello riservato o un tour prenotato, sono sicuro che una volta lì sarà tutto chiaro, succede così, ci si lascia orientare da una specie di inerzia alimentata dai consigli degli indigeni.
Cabrito ed oggetti smarriti
Arrivato a Vicuna, cercando un Hostel per dormire si è fatta ora di pranzo e a pochi kilomtri c'è un villaggio chiamato Villaseca famoso per la cucina solare,dove una comunità di donne usa i forni solari per cucinare qualsiasi cosa, non potevo farmi scappare una scorpacciata così originale, quindi prendo un collettivo e mi dirigo da DONDE MARTITA dove con 8000 Pesos mi servono la specialità della casa, ovviamente cucinata con il forno solare sotto i miei occhi, "El Cabronito", qualcosa di realmente incredibile. Mentre mi gustavo questa fetta di capra mi accorgo di aver lasciato il mio cellulare sul collettivo, penso di non aver speranza di ritrovarlo ma il caso volle che nel collettivo con me c'era un personaggio davvero autentico che la mia curiosità mi ha portato a fotografare. Be' in quella foto ho beccato anche la licenza dell'autista con nome e cognome. Più che speranzoso ero illuso che questo potesse aiutarmi quindi ne parlo con il cameriere simpaticissimo che si mette a disposizione e fa un giro di chiamate. Dopo poco più di 20 minuti, giusto il tempo di finire con calma la mia porzione di cabrito, e il mio telefono sarebbe ritornato nel mio zaino portato direttamente da Carlos Alberto Gonzales Roja, l'autista del collettivo dove avevo lasciato il mio telefono.
Karma in down
Una delle attrazioni più interessanti della valle del Elqui è il cielo, diversi appassionati vengono a fare turismo astronomico visitando i diversi osservatori presenti in zona. Prenoto quindi una visita a uno di quelli più battuti, si chiama Mamalluca, ma si prevede una nottata nuvolosa quindi la visita viene annullata, ripiego quindi su un giro per i musei di Vicuna tra cui una Pisqueria che trovo chiusa e il museo dedicato al premio nobel per la letteratura Gabriela Mistral, anch'esso chiuso per ristrutturazione a seguito del forte terremoto che c'è stato lo scorso settembre.
Un po' sconsolato noleggio una bici e faccio un percorso di 17 Km che passa per una pisqueria minore, una fabbrica di birra artigianale, una comunità di santoni che venerano madre terra meditando in trulli colorati e un paio di piccoli villaggi più o meno interessanti. Quello che mi serviva era scaricare la delusione dei fallimentari tentativi precedenti e una pedalata devo dire che mi ha rimesso al mondo. La notte ho avvertito un terremoto che a mio parere sembrava preoccupante, quando al giorno seguente facendo colazione ne ho parlato con la signora dell'ostello è scoppiata in una grassa risata, mentre rideva coinvolgeva altri cileni che erano li per fare colazione dicendo "dice que se trataba de un fuerte terremoto" e loro divertiti dalla mia ingenuità si univano alla risata che continuava ad ingrassare, qualcuno mi ricordò che a Settembre ci fu un terremoto 8.3 -non specificando la scala però- e questa notte si è trattato di una piccola vibrazione.
Finisco velocemente il mio The e vado al terminal degli autobus con l'obiettivo di raggiungere Pisco Elqui facendo tappa a Monte Grande pensando che con il mio appuntamento con il cielo era stato solo rimandato e non annulato.
Pisco Elqui
Passando per Monte Grande per fare visita al piccolo villaggio dove è vissuta Gabriella Mistral, dove c'è un altro museo a lei dedicato e poco altro, prendo un bus e sono subito a Pisco Elqui. Un paesino cuore della valle che ha da offrire diverse distrazioni e interessanti attività. Cerco un Hostel, ne trovo uno davvero da easy going, il titolare si chiama Santiago, dice che corrisponde al nome Italiano Giacomo, sarà, comunque è un tipo simpatico che mi mette subito a disposizione la sua conoscenza del posto dandomi qualche dritta. Faccio due passi è incontro una piccola "Tienda" dove un appassionato di astronomia mette a disposizione i suoi telescopi e le sue conoscenze sul firmamento e per pochi pesos organizza dei tour notturni in montagna. Prenoto il tour per la sera stessa, l'appuntamento è alle 23:30 alla Tienda quindi nel pomeriggio faccio un salto a visitare un villaggio chiamato Horcòn dove sulle rive del fiume vive una comunità hippy chiamata "Pueblo artigianal" perchè si apre alla società attraverso un coloratissimo e ben fatto mercatino di artigianato.
Faccio ritorno a Pisco Elqui e mi cerco un ristorante per cenare prima del tour astronomico, mangio benissimo ad un prezzo più che onesto, sono veramente sereno, comincio a sentire la magia di cui tutti parlano quando descrivono questo posto. Il mio relax viene interrotto dalla scelta musicale del locale dove sto mangiando, la gestione chiaramente giovane di questo ristorante in legno e pietra ha deciso di mettere un disco "OK COMPUTER" dei Radiohead rifatto in chiave Reggae. Impatto disgustato seguito da un sorriso di compassione, man mano, sarà per il ruscello che mi passa a fianco, riesco a farmi piacere anche questo e torno a godere della serenità che questo posto perfettamente inserito nel contesto della valle mi sta trasmettendo. Io e il Karma stiamo trovando un equilibrio come direbbe Marzullo "piano piano, poco poco" nel frattempo... Karma police tu tu cià cià
Stelle e Personaggi
Ore 23:30 eravamo un Italiano, due Spagnoli, tre Francesi, tre Tedeschi, una Cinese, e due Cileni che vengono dal sud. Trenta minuti di trecking salendo verso il monte e un Santone come guida astronomica con la sue voce zen ci guida lontano dalle poche ma disturbanti luci di Pisco Elqui. Camminando su un sentiero abbastanza pendente e sterrato guardavo in basso dove mettere i piedi e non mi stavo accorgendo di cosa stava succedendo sopra il livello del mio capo. Arrivati al punto di osservazione, la versione maschile di Pocahontas ci fa sedere su alcune rocce, disposte a semicerchio quasi a creare un piccolo anfiteatro e chiedendoci se siamo pronti spegne il faro e alza gli occhi al cielo.
Tutti imitano il gesto chinando il capo verso l'alto e per quindici minuti circa, il tempo che ha impiegato Tarzan versione cilena a installare i suoi telescopi, non si è sentita volare una mosca.
La coppia di francesi che da li a poco avrebbe rotto le scatole coprendo a volte la voce del belloccio indigeno non aveva fiato per sparare una delle cazzate che da li a poco avrebbe tirato fuori, neanche la coppia cilena aveva parole per la propria manifestazione permanente di forzata sorpresa che poi avrebbe impostato con un sottofondo di continui oooh! woooow! ohooo!.
Ecco in quella magiata di minuti, dodici rincoglioniti cessarono di esistere meravigliati dallo spettacolo che il pellerossa sud-americano stava per illustrarci.
Giorno seguente. Spostarsi per la valle non è semplice come dicevano, spesso gli autobus non partono da Vicuna finchè non sono pieni e i collettivi sono davvero rari. Chiedo a Santiago come fare per raggiungere Alcoguaz, la Lonley dice che c'è una bella chiesa in legno e si respira l'area autentica di un piccolo villaggio della valle tanto da aggettivarlo come incantevole, lui mi dice che c'è un minubus che passa da Pisco Elqui alle 13:00 e porta fino a l'ultimo pueblo de la valle cioè per l'appunto Alcoguaz. Compro quindi una empanadas e la metto nello zaino insieme a una lattina di Escudo e attendo che passi l'autobus.
Alle 13:45 si è svegliato anche il Jack Sparrow della Valle degli Elqui che a differenza di ieri sera ha gli occhi ancora più chiusi, mi chiede "Como estas amigo Italiano?" io illustro i miei programmi e la mia difficoltà a spostarmi verso il fondo della valle, lui invitandomi alla prudenza perchè alle 14:00 Alcoguaz è "muy caliente" fa un fischio e richiama l'attenzione di un signore sulla sessantina che sta scaricando la frutta da un camioncino pochi metri più avanti, mi dice di andare da lui e che mi porterà fino ad Alcoguaz raccomandandomi di non dargli più di 1000 pesos.
Corro da Don Ernesto, così chiamato dal resto dei passeggeri, per lo più donne che sfruttano il suo passagio per fare la spesa nei mercati dei diversi villaggi della valle.
Don Ernesto si occupa di trasportare per tutta la valle la frutta e altro genere di merce, nel frattempo viene incaricato da chiunque a fare delle commissioni, la stessa gente attende per strada il suo ritorno per ricevere ciò per cui era stato incaricato: una busta di pane, una lavatrice, uova lesse, documenti etc...
Affascinato dall'amore che tutte le donne dei diversi villaggi che attraversiamo manifestano per questo benefattore arrivo ad Alcoguaz, ma alcoguaz è davvero una chiesa, una piazza e due case quindi chiedo a Don Ernesto quando sarebbe ripartito verso Pisco e lui mi risponde "Al Tiro" cioè non appena avesse finito di fare le sue consegne. Sfrutto quei 5 minuti per fare qualche foto alla chiesa e riparto con Don Ernesto per farmi lasciare ad Horcòn per fare un ultimo giro tra i mercatini e godere di quella pace che il contesto offre. Mangerò li la mia empanadas cullato dal suono del fiume che scorre per poi passare 2 ore a scegliere alcuni pensieri da riportare in Italia.
Non posso terminare la mia visita alla valle senza una visita all'osservatorio astronomico quindi al rientro verso Copiapò mi fermo a Vicuna, stavolta ho prenotato una vista ad un osservatorio che sia Santiago che la versione snella di Conan hanno detto essere più adatto a una vera esperienza astronomica rispetto a Mamallurca. Li incontro Massimo, un astronomo Italiano che sta per costruire un centro di osservazione vicino a quello da noi visitato a scopo scientifico.
Domenica 06 Dicembre, rientro a Copiapò, mi ci vorrà qualche giorno per metabolizzare il frutto della mia visita ma da subito mi sento soddisfatto del mio tempo speso per la valle...
lunedì 23 novembre 2015
Parque National Tres Cruces.
Era chiaro già da venerdì, avrei voluto raggiungere le vette
andine, c'era però una disparità di condizioni a contorno a frenare il mio
entusiasmo...
Come dicevo, non
sono un animale da montagna e giocarmi un'altitudine di 4000 mslm alla prima
mano non nascondo che suscitava un po' di timore, ma l'alternativa era tornare
a casa senza aver visto le Ande quindi discussione archiviata.
La Lonley dice che
è facile perdersi per le strade che salgono verso il "Parque National Tres
Cruces" inoltre il tracciato non è pavimentato ed a seguito dell'alluvione ci
sono dei tratti dissestati, per questo consiglia di andarci con escursioni organizzate da Copiapò. Mi informo, ci sono diverse agenzie che
organizzano il tour in giornata ma il prezzo fa venire voglia di
perdersi per le Ande. Escursione esclusa mi organizzo per andarci autonomamente
con il pickup.
Ho a disposizione delle mappe della zona con livello di
dettaglio scarso, i classici percorsi che si trovano sugli opuscoli
promozionali dei parchi naturali. Mi procuro una tanica da 25 litri per il
gasolio perché durante tutto il percorso non incontrerò nessun rifornimento.
Metto in macchina un panino, una discreta riserva di acqua potabile, una
coperta e un accendino e parto entusiasta in direzione Tres Cruces.
Imbocco il Paso San Francisco che porta in Argentina, la strada
non è trafficata, praticamente deserta, è così raro incontrare una macchina che
all'incontro ci si saluta come quando si incontrano persone sui sentieri di trekking,
una specie di saluto da motociclista che significa condividiamo una passione,
quella che ci ha spinti a fare questi 400 Km di sterrato in giro per le Ande.
Sono ancora in pre-cordigliera e già è possibile ammirare tagli di rocce minerarie che mostrano varietà di colori incredibili, mi fermo a fotografare “Las ruinas de Puquios”, le rovine di un
villaggio di minatori fatto in terra e paglia che a differenza della
strada a tenuto botta all'alluvione.
Andando avanti, nelle valli ristrette dove si accumula un po’ d’acqua
è facile trovare piccole oasi, tra le più popolate da animali a
1750 mslm “La Puerta” è caratterizzata dalla presenza di lama, vigogne e volpi del
deserto ma io ho avuto la fortuna di incontrare solo i più comuni muli, asini,
cavalli e diverse varietà di uccelli. Nel frattempo, salendo supero i 2500 mslm
e comincio a sentire i sintomi che temevo, principalmente mal di testa, bastavano
5 passi sostenuti per allontanarmi dalla macchina a fare una foto che mi si
appesantiva la respirazione. Penso sono una chiavica ma ho in mente l’immagine
che ho visto della Laguna Santa Rosa e proseguo.
Valicato il punto più alto da me raggiunto, poco più di 4000 mslm,
il mal di testa aumenta, mi fermo a fare una foto ed incontro un gruppo di Italiani, sono in cinque in viaggio
da un mese con l’obiettivo di scalare le vette più alte del sud-america, son partiti dall'Argentina per poi percorrere la Bolivia e finire in Cile. Uno di
loro, Gigi, ha più di sessant'anni, non si sente in forma e sceglie di tornare al rifugio, sapendo che stavo per ripartire per la ormai vicina laguna mi chiede un passaggio in macchina. Lo accolgo volentieri e arrivati al rifugio mi offre un mate coca che dovrebbe
alleviare il mio mal di testa: “lo prendo senza zucchero, grazie”, ma Gigi che è un
alpinista esperto insiste dicendo che è importante ed io eseguo senza altre
obiezioni.
La Laguna Santa Rosa si trova poco più in basso, oltre il valico,
a 3700 mslm. Le temperature sono molto basse rispetto a Copiapò ed il vento non
aiuta l’acclimatamento, ma ogni componente di questo fantastico contesto sembra
calibrato per essere l’ideale. Una pace incredibile, oltre il lago spuntano le
tres cruces innevate, la distesa di sale del Salar de Maricunga e ciliegina
sulla torta i numerosi fenicotteri rosa che sorvolano il lago a pochi centimetri dal livello dell'acqua.
E’ ora di ripartire e allungando di poche decine di kilometri
passo per la Salar de Maricunga, avrei potuto affrontare anche la strada fino a
Laguna Verde o Laguna del Negro Francisco ma mi attendono circa duecento
kilometri di sterrato per tornare alla base, è impossibile fare tutto in un
giorno, ho una scusa per tornarci, ho un mal di testa sempre più impertinente ma per quello che ho visto credo di ritenermi soddisfatto.
Gigi mi ha
detto che tornando in giornata sarebbe passato tutto come infatti è
successo, in ogni modo ne è valsa la pena.
venerdì 20 novembre 2015
A metà strada...
Venerdì 20 Novembre, un mese e quindici giorni dalla mia partenza e un mese e quindici giorni dal mio rientro. Mi manca la terra sotto i piedi, vorrei correre verso il sud ma il Cile è come la Puglia, si fa presto a dire "già che son qui...".
Il Cile si estende per più di 4000 Km da nord verso sud, mentre è mediamente largo poco più di 250 Km, tant'è che i Cileni con cui ho avuto il piacere di confrontarmi per chiedere consigli su posti da visitare, hanno usato sempre come punti cardinali "Norte, Sur, Ande y Mar", per la direzione dei paralleli non c'è bisogno di coniare due punti cardinali, ci sono dei riferimenti altrettanto importanti. Allora che faccio? Ho un fine settimana libero, domani e dopodomani, finalmente un Sabato a mia disposizione, vado verso le Ande o verso il Mare?
M'hanno parlato molto bene delle Ande, certo San Pedro de Atacama è già nel cassetto, è un sogno che non si avvererà, "una fava che non se coce", servono almeno 4 giorni, 9 ore di macchina da dove sto io. Potrei inoltrarmi verso il "paso San Francisco", è il passo che porta in Argentina, è lunghissimo, anche li 4 ore di macchina, mica una passeggiata, all'imbocco del passo c'è un cartello che ti informa che per il prossimo rifornimento mancano circa 470 Km. Si sale fino a 4000m, i più audaci salgono fino alla vetta del vulcano attivo più alto del mondo "Ojos del Salado" (6893m) nonché la seconda vetta più alta del sud America, appena 69m più bassa della Aconcagua argentina. Anche questa è una destinazione impossibile dato che l'ascensione richiede minimo 12 giorni per acclimatarsi, per me che non sono un animale da montagna non basterebbero 20.
Pare che il Cile con la sua natura voglia imporre il così detto passo lento, mi ricorda un po' lo sguardo con cui mi guardavano gli indigeni in Senegal quando proponevo di andare in due posti differenti al mattino e al pomeriggio, così mi guarda Ralf (il proprietario del lodge dove dormo) quando chiedo di fare una escursione in giornata o di 2 giorni al Parque National Tres Cruces o alla valle del Elqui.
Il tempo stringe ed entro stasera dovrò decidere cosa fare dei prossimi due giorni... nel frattempo posto un po' di foto che in questo periodo di lungo silenzio ho scattato per le vie di Copiapò e dintorni.
Una di queste domeniche ho fatto un salto fino alla duna che pare essere la più alta del mondo, in realtà google pare farmi capire che sono in tanti i paesi a rivendicare questo primato. Titoli a parte ci sono andato con la macchina percorrendo una strada asfaltata per 30-40Km per poi intraprendere un lungo off-road in pieno deserto con la trazione a quattro ruote motrici.
Al rientro ho scoperto che il lato più bello della duna è dall'altra parte e per arrivarci c'è anche una strada molto più comoda.
Mi sono autoproclamato giudice ufficiale per la scelta della peggiore birreria di Copiapò. Le birrerie non sono la trasposizione dei nostri pub, no, ma principalmente posti in cui i minatori passano il dopolavoro apprezzando birre in bottiglia dal formato eccezionale. Infatti, cosa che non ho mai visto in nessun altro paese, le birre anche dei marchi più commerciali vengono servite in bottiglie di vetro da un litro. Più delle volte questi minatori sono da soli, ognuno con la sua bottiglia seduto ad un tavolo, ciò ha legittimato la mia presenza curiosa e solitaria in questi posti spettacolari dove in ognuno resiste ed è partecipe con entusiasmo la presenza del jukebox a gettoni.
Stazione abbandonata di Carrera Pinto una volta molto attiva quando le miniere che la circondano la usavano per caricare convogli di minerali, principalmente ferro e carbone. E' veramente straordinaria la ricchezza in termini minerari di questa parte del deserto. Proprio lì vicino è pieno di sassi che contengono una quantità di ferro talmente elevata che hanno il film ossido sulla superficie esterna, proprio come l'acciaio non trattato...
domenica 25 ottobre 2015
Mercado Copiapó & Baia Loreto
Domenica mattina.
Alle 12:00 ho un appuntamento con un ragazzo che ho conosciuto in cantiere, mi porterà a mangiare le ostion' (capesante) in una baia pochi chilometri a nord dell'Aeroporto di Atacama, un piccolo villaggio di pescatori completamente schiacciato dalla notorietà della prossima e famosa baia Inglesa.
Alle 12:00 ho un appuntamento con un ragazzo che ho conosciuto in cantiere, mi porterà a mangiare le ostion' (capesante) in una baia pochi chilometri a nord dell'Aeroporto di Atacama, un piccolo villaggio di pescatori completamente schiacciato dalla notorietà della prossima e famosa baia Inglesa.
Prima però nel fare un giro in centro ho incontrato un fantastico mercato su avenida Henriquez. Un mercato tipicamente sudamericno dove trovi di tutto, si trova facilmente un venditore di indumenti, uno di verdura, banchetti di empanadas, uno che fa copie delle chiavi, materiale elettrico, w.c. usati, e quanto di più assurdo possa venire in mente.
Con i tempi sudamericani l'appuntamento si è serenamente inoltrato fino alle 13:15, quando siamo partiti alla volta di "baia Loreto". Passando non potevamo anche noi ignorare la vivace baia inglesa. Abbastanza turistica, ma che attira il turismo dalla regione, non è ancora bombardato da resortisti e villeggianti. I locali sul perimetro della baia tingono il contesto con musica latino americana e ti si stampa un sorriso ebete in faccia.
E' la volta di baia Loreto, un posto benedettamente autentico, li pescheremo da una piscina a tergo di un chiosco sulla spiaggia 3 ceste di capesante pulite da una signora prima di finire sotto i nostri palati golosi di questi deliziosi molluschi ancora vivi e saltellanti.
Infine un salto alla cittadina vicina Caldera, dove c'è l'unico Moai in continente che a detta degli abitanti della ridente cittadina, pare essere il Jefe (capo) dei Moai sull'isola di Pasqua. Pare infatti che tutti quelli ritrovati sull'isola guardino verso il Jefe e lui a sua volta verso loro.
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